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  • Roberto De Pascale

Il vino è un vascello, e su questo vi porto a scoprire la famiglia Scarbolo

Oggi ci troviamo a Lauzzacco, paesino in provincia di Udine. a pochi Km da Pavia di Udine.

Qui incontro Mattia Scarbolo, un ragazzo davvero simpatico, che con poche parole mi fa entrare nel suo bellissimo mondo.

La sua storia inizia da lontano con Gino, un contadino in una famiglia di mezzadri, cantiniere responsabile della produzione vinicola dei proprietari terrieri dove viveva la famiglia Scarbolo.

Gino, stagione dopo stagione sviluppo' una particolare propensione e consapevolezza del fare il vino che è rimasto come un segno nella famiglia Scarbolo.

La passione per il vino lo accompagno' quando negli anni 50, assieme all'intera famiglia, si trasferi' a Lauzacco, dove acquisto' i primi campi e decise di piantare, tra le altre culture, anche un piccolo vigneto. Inizio' a produrre vini, che vendeva localmente in damigiana e così getto' le fondamenta per l'azienda che oggi Scarbolo è diventata.

Nel 1982 Valter, che era cresciuto respirando la dedizione e la passione di suo padre, decise di studiare viticoltura ed enologia per intraprendere lo stesso percorso ma puntando ad un salto di qualità: pianto' il suo primo vigneto ispirandosi alla scuola francese, caratterizzata da sesti d'impianto fitti e rese basse, ed abbandonò le damigiane, iniziando così ad imbottigliare il vino.

Anno dopo anno, i vigneti aumentarono e l'azienda inizio' ad assumere il profilo di oggi. La traccia disegnata da quelle ruote partite 60 anni fa, tutt'oggi è stata intrapresa dai figli di Valter, e Maria Grazia, Lara e Mattia, che con dedizione propositiva hanno dato inizio ad un nuovo capitolo di questa storia.



Mattia ormai insieme a Lara sono due anni e mezzo che vivono l'azienda attivamente. Lara è un enologo e tuttoggi insieme al papà decide come creare i loro vini, che vengono studiati attentamente da entrambi. Mentre Mattia si dedica al marketing e alla distribuzion dei loro vini.

La loro cantina oggi sta subendo delle modifiche e ben presto sarà pronta la nuova sede.

La loro è una bellissima storia ed i vini che producono che Mattia mi ha fatto provare sono davvero buonissimi, il loro Pinot Grigio davvero eccezionale. Nei loro vini si respira tutta l'artiginalità della produzione e la passione di tutta la famiglia Scarbolo.

Mattia mi racconta che ormai sono vitivinicoltori da tre generazioni, e lavorano per comunicare l’eccezionalità dei loro terroir nelle Grave del Friuli.

I vini che producono nascono esclusivamente nelle loro vigne, dove coltivano varietà indigene e francesi, con un debole per il pinot grigio, che vinificano in quattro diverse interpretazioni.



Andare controcorrente è nel loro DNA. Non per un vuoto desiderio di provocare fine a sè stesso, bensì perchè credono nel dare vita alla forza delle proprie idee anche quando non sono riflesse da trend di mercato.

Per questo, in una regione trainata dai Colli, hanno coscientemente ed orgogliosamente investito nella pianura, dove hanno identificato una mancata realizzazione di valore, certi che si possono invece raggiungere risultati di altissimo calibro.

In una terra vocata ai vini bianchi, la loro prima “selezione” è stata un vino rosso in appassimento che mostrasse il “muscolo” ed un’identità inaspettata, oltre ai vini macerati e l’uvaggio, testimoni del patrimonio vinicolo friulano, con cui si esprimono già dai primi anni 2000.

Mattia mi ha confidato che credono in vini equilibrati, pazienti, e persistenti. L’equilibrio tra le caratteristiche varietali ed il percorso enologico intrapreso in cantina.

La pazienza nell’attesa – non hanno un bisogno fisiologico di consumare vino, non c’è fretta: rilasciano i loro vini quando si possono esprimere al meglio, forti di un adeguato respiro evolutivo. La persistenza di vini pieni, caratterizzati da accattivanti tensione, mineralità, e gradazione alcolica che riflettono il nostro terroir.

Vi invito a scoprire ognuno dei loro vini e la la filosofia che gli dà impeto, ad esplorare chi sono, e cosa rende unico il loro terroir.



Frequentemente (e con orgoglio) Mattia mi confida che si lasciano guidare più dal cuore che dall’astuzia. Hanno piantato le prime vigne in Pianura, trovando una terra vocata ma non blasonata per cui, sin dal primo giorno, lavorano per comunicarne la migliore espressione ed esaltarne i caratteri di eleganza, consistenza, e, soprattutto, equilibrio.

La strada in salita ha motivato la loro tenacia e la mancanza di aspettative da appagare ha donato la libertà di esprimere pienamente le sfaccettature più indocili del loro carattere.

Mattia mi dice che Il vino è un ambasciatore del terroir, e non bisogna dimenticarlo.

Parte imprescindibile della sua identità è l’uomo, che ne risulta l’anello più debole e volubile e pertanto nodale nel definire il carattere di un vino.

Parallelamente al lavoro per l’affermazione del loro Terroir, c’è il loro amore per un grande “incompreso”: il Pinot Grigio, una varietà simbolo di questa parte d’Italia, dal forte carisma che si riconosce già dalla buccia, e protagonista di tutti quei meccanismi umani che l’hanno svilita. Vinificandone quattro diverse interpretazioni, Mattia mi dice che vogliono mostrare la ricchezza e la preziosa diversità di quest’uva.

Non si tratta solamente di fare il miglior vino possibile –ma vogliono fare qualcosa in cui credono


Mattia ha voluto parlarmi della sua regione che io conosco davvero poco. Il Friuli Venezia Giulia è una delle più piccole regioni d’Italia, collocata all’estremo nord-est del nostro paese, culla della tradizione mitteleuropea e terra colorata dalle sfumature dei diversi popoli e culture che l’hanno abitata nei secoli.

Come uno scrigno ripieno di gioielli, il Friuli è un ambiente variopinto ed unico. Accarezzato da freschi venti orientali e temperate brezze marine, è un compendio di numerosi elementi naturali che inizia con le Alpi a nord, le colline ad est che separano dalla Penisola Balcanica, la Pianura Friulana ad ovest, prosecuzione della Val Padana, ed il Mar Adriatico a sud, accessibile tramite le lagune ed il Carso.

La complessità della superficie si ripete anche nel sottosuolo: il Friuli presenta le rocce sedimentarie più antiche di tutta la penisola italiana ed i processi pedogenetici hanno generato un ricchissimo corredo di profili compositi e polimorfici, riflessi nelle più di 130 unità pedogeografiche della regione.

Queste caratteristiche, assieme all’unicità del microclima – a cavallo tra il tenore mediterraneo ed il clima continentale, contraddistinto da importanti escursioni termiche che permettono una maturazione lenta ed equilibrata delle uve – sono il presupposto ideale per la coltivazione della vite e l’ottenimento di vini equilibrati ed eleganti.

Mattia mi parla dei simboli che li rappresentano, le ruote.

Proprio come le Ruote, non si fermano mai e colgono ogni occasione per fare meglio.

Giorno dopo giorno Mattia mi racconta che li aspettano nuove sfide ed opportunità e stà a loro saper interpretare al meglio ogni momento e… Far girare le ruote!”

La vita è scandita da cicli, è governata da poche ed inviolabili regole sancite da Madre Natura: il sole e la luna sorgono e tramontano, i giorni e le stagioni si susseguono, c’è la vita e la morte, e tutto questo si ripete infinitamente e senza particolari varianti.

Questi concetti plasmano la quotidianità di ogni essere vivente, fornendogli inesorabili certezze su cui poggiarsi, scandendo rigorosamente i ritmi della sua esistenza, diventando fedeli compagni anche nelle situazioni più incomprensibili. Il simbolo della ruota vuole rappresentare tutto ciò. Oggetto animato pieno di energia, capace di proseguire sulla strada intrapresa superando ostacoli e pendenze, andando avanti senza mai fermarsi, in costante dinamismo.

Le ruote rappresentano la ciclicità della vita, che seppur costellata di deviazioni e sfide, ci presenta sempre un’alternativa, una seconda possibilità, un’occasione per fare meglio oggi consci delle lezioni di ieri.

Valori profondi, ben radicati contraddistinguono Mattia e la sua famiglia e con essi i loro vini. Una bellissima storia da conoscere, da raccontare e da scoprire, motivo per cui vi invito a scoprirli, a visitare il loro sito, la loro pagina instangram e ad andarli a trovare in azienda.

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