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  • Roberto De Pascale

Nero Buono di Cori

Capisci che stai per arrivare a Cori quando dopo tanti chilometri sei circondato da vigneti, oliveti, oliveti e vigneti.

Questo bellissimo paesaggio doveva essere così anche duemila anni fa, quando i romani per andare verso sud passavano su queste colline, a ridosso dei monti Lepini, per evitare l'infida palude pontina.

Di quei paesaggi ancora oggi ci sono le tracce: il tempio di Ercole, quello di Castore e Polluce, quello di Minerva. Ma c'e' un altra traccia importante delle antiche vestigia in questo paesino in provincia di Latina: si tratta del vitigno portato qui, si dice, dal console romano Lucio Quinzio Cincinnato.

Coltivato da secoli in questo territorio, ha aggiunto al suo il nome del paese: Nero Buono di Cori.

La sua coltivazione è stata tramandata di padre in figlio pazientemente, perché sebbene l'uva che produce sia straordinaria, è purtroppo particolarmente difficile da coltivare.

Teme le stagioni piovose, l'umidità, il suo grappolo serrato è facilmente attacabile dalle muffe in assenza di correnti d'aria continue che asciughino gli acini.

Difficoltà di coltivazione di fronte alle quali i contadini della zona nel tempo hanno dato spazio a vitigni più' generosi e più' facili da gestire, mentre il poco Nero Buono prodotto veniva utilizzato come uva da taglio nella Doc Cori Rosso, perché regalava tannino e colore.

Qualche anno fa si è cominciato a vinificarlo in purezza ottenendo un grande prodotto.

Dal mare arriva il salvifico vento salino ad asciugare i grappoli, il terreno vulcanico-argilloso dona loro caratteristiche uniche di minerali ed eleganza che si riproducono poi nel vino.

In questo paesaggio fotografato in tempi andati ho conosciuto Isabella Carpineti, figlia di Marco Carpineti che ha dato vita ad una cantina che splende sotto la bellissima Cori.

Isabella mi ha fatto scoprire la loro cantina, mostrandomi ogni piccolo angolo, ma sopratutto portandomi nel cuore, a vedere tutti i macchinari, le cisterne, le botti che danno vita al loro vino.

Con parole semplici mi ha spiegato ogni particolare del loro vino, dalla tipologia delle uve utilizzate, i territori dove sono impiantati i vitigni e tutte le tecniche che utilizzano per ottenere un vino davvero buono.

Isabella mi ha raccontato che il papà, Marco dedica un'attenzione maniacale al Nero Buono.

Lo ha voluto chiamare Apolide per ovviare e in qualche modo protestare contro la solita burocrazia, questa volta europea, che vieta di aggiungere in etichetta il nome del paese, Cori.

Marco Carpineti già a 26 anni era presidente della cantina sociale Cincinnato, poi ha deciso di percorrere una sua strada adottando il metodo dell'agricoltura biologica.

Quando ho incontrato isabella nella sua cantina, quasi sospesa sui vigneti che scendono a picco, ho potuto ammirare un paesaggio davvero unico che il lontananza ti porta fino al mare.


Giunto nei loro vigneti si sperimenta un vero e proprio risveglio dei sensi, un ritorno alla naturalità. E' bellezza che genera bellezza.

Isabella mi ha portato ad iniziare un percorso sensoriale intenso e rivelatore.

Quando Isabella parla del suo lavoro, dei suoi vitigni, esprime una grande passione.

Mi conferma che è un vitigno che è sempre stato qui, da duemila anni visto che lo hanno chiamato proprio Nero Buono di Cori.

Mi racconta che il loro vino viene coltivato in tre vigne, e ogni zona da' un nero Buono diverso perché è un uva che rispecchia fedelmente il territorio.

La loro idea è di creare una etichetta per ogni zona, farne dei cru come in Francia.

C'è l'influenza della viticoltura d'Oltralpe nella scelta di lavorare la vigna con i cavalli, Isabella mi ha mostrato foto davvero bellissime uniche che ti riportano al passato.

In azienda ci sono quattro puledri di razza italiana, di cui solo due utilizzati per lavorare nei campi che sono coccolati come figli. Ai cavalli si dedica il papà di Isabella che ogni mattina deve convincerli a seguirlo nei campi. Sono maestosi, con le gambe robuste e il papà di Isabella li ha scelti perché spesso va in Francia e quando è stato nella zona dello Champagne si è innamorato del lavoro in campagna con i cavalli.

Sentire i propri passi, quelli del cavallo e nient'altro mentre si lavora in vigna, tra i filari da sensazioni bellissime,


Isabella mi ha raccontato che hanno suddiviso le esperienze molteplici che si possono fare in cantina secondo i 5 elementi della materia: Fuoco, Aria, Terra, Acqua ed Etere.

FUOCO la lavorazione della terra cotta nel laboratorio dell'artista Martino Antocchi. L'esperienza proposta è un viaggio nella storia e nella memoria ancestrale dei gesti.

Le mani dell'uomo da sempre impastano, stendono, plasmano, imprimono, scavano l'argilla con una naturalezza e una spontaneità come nessun altro materiale permette di fare.

Con questo percorso si potrà scoprire la ricchezza delle terre e la magia degli impasti.

La forma che decideremo di dare al nostro oggetto diventerà forma definitiva solo con il FUOCO.

ARIA, si parte da Rocca Massima, piccolo borgo medievale in provincia di Latina a quota 730 metri s.l.m. dove si viene imbragati ed appesi ad un carrello che corre libero sulla ZIpline godendo dell'ebbrezza del volo e ammirando uno straordinario panorama che spazia dalle coste laziali ai colli albani fino ai monti abruzzesi.

Il percorso attraverserà vasti uliveti e zone carsiche planando fino alle pendici del Monte S. Aneglo, culla del Falco Pellegrino, rapace che vive e nidifica in questa zona a cui si ispira il Flying in the sky.

TERRA, il centro equestre fontana del prato è immerso in un luogo mozzafiato nel selvaggio panorama dei Monti Lepini. Questa scuola di equitazione ci darà la possibilità di stabilire un contatto con cavalli di molte razze con i quali organizzare uscite a cavallo nel bosco.

ACQUA, il fiume Cavata nasce alla base dei Monti Lepini e attraversa luoghi suggestivi. Si parte con la canoa proprio alle origini del fiume sotto il magnifico paesaggio del borgo medieavale di Sermoneta per un percorso lungo 5 km.

ETERE immersi nei loro territori si potrà vivere la realtà dell'azienda e assaporare i frutti di queste antiche terre. L'esperienza prevede una passeggiata nei vigneti e la visita guidata in cantina.

Tutte queste esperienze sono finalizzate a far conoscere la cantina. a poter assaggiare i loro prodotti con una ottima degustazione e godere a pieno della loro ospitalità.

Isabella con le sue parole crea amore per la sua vigna, dalla vigna e dai suoi artigiani ai calici, una continua sfida e un continuo atto d'amore che si rinnovano ogni giorno alla costante ricerca dell'armonia.

Ho potuto imparare cosa significa biodinamico, Isabella mi ha spiegato che l'agricoltura biodinamica si basa sull'idea della natura in equilibrio. Per ottenere un terreno così fertile e vitale loro utilizzano metodi naturali come il corno letame. Per loro la biodiversità ha un ruolo molto importante.

Questa bellissima visita, suggestiva, si è conclusa con un buonissimo pranzo sospesi su una terrazza stupenda a picco sui vitigni. Durante il pranzo ho potuto degustare i loro vini e sopratutto il loro buonissimo Kius, spumante metodo classico, bollicine naturali e prive di artificiosità, come la terra da cui provengono.

E come chicca Isabella mi ha dato la possibilità di assaggiare anche il loro buonissimo Olio Mo'Mo',nato da secolari piante di Cultivar Itrana, adagiate sugli scoscesi terreni dei Monti Lepini.

Un olio ad elevata qualità ed inconsueta colorazione verde carico.

Vi invito a visitare la loro cantina, a scoprire il loro mondo e per ammirare tutti i loro paesaggi vi invito a seguirli su instangram

#cantine#vino#olio



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