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A tavola con lo chef| Prima puntata Fabrizio Murtinu racconta il primo gesto della cucina.

  • Immagine del redattore: Roberto De Pascale
    Roberto De Pascale
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Ci sono racconti che non iniziano da un piatto. Non nascono da una ricetta, da una tecnica o da un ingrediente particolare. Cominciano molto prima, in un momento che resta invisibile agli occhi di chi si siede a tavola. È proprio questo lo spirito di “A tavola con lo chef”, una rubrica che vuole scoprire cosa accade prima che la cucina entri in azione, quando il lavoro è ancora fatto di pensieri, gesti e preparazione.

lo chef fabrizio Murtinu insieme ad un pugliese in terra pontina

Con Fabrizio Murtinu tutto inizia da un sospiro.Un gesto semplice, quasi impercettibile, che però racchiude un significato profondo. Per lui la cucina rappresenta una zona di comfort, un luogo nel quale ritrovarsi ogni giorno. Eppure, nonostante l'esperienza accumulata negli anni, ogni ingresso in cucina conserva la stessa emozione della prima volta. Quel sospiro diventa quindi una sorta di rito personale, il passaggio tra il mondo esterno e lo spazio in cui prenderà forma il servizio.Subito dopo arriva il controllo.

Prima ancora di pensare ai piatti, Fabrizio verifica alimenti, temperature e stato delle preparazioni. È una fase che richiede attenzione e metodo.

Ogni ingrediente deve essere nelle condizioni migliori per esprimere il proprio potenziale e ogni elemento deve essere pronto a sostenere il ritmo della giornata.Dietro questo approccio c'è una convinzione precisa: l'ispirazione da sola non basta.

Prima della creatività esiste l'organizzazione. Prima dell'intuizione esiste la disciplina. Per questo motivo lo chef cerca sempre di seguire uno standard di lavoro chiaro e definito.

Tuttavia la cucina insegna anche che nessun ingrediente è identico a un altro. Cambiano le stagioni, cambiano le caratteristiche dei prodotti, cambiano le condizioni che influenzano il risultato finale.

il piatto di fabrizio Murtinu

È qui che entra in gioco l'esperienza. Lo standard diventa una guida, non una gabbia. Lo chef osserva, interpreta e adatta il proprio lavoro alle caratteristiche della materia prima.

È un equilibrio continuo tra rigore e sensibilità.Un altro elemento centrale nel percorso di Fabrizio Murtinu è il rapporto con il territorio.

Ogni viaggio, ogni esperienza professionale e ogni nuovo contesto rappresentano un'occasione di apprendimento. Le tradizioni locali, le abitudini delle persone e la cultura gastronomica di un luogo diventano strumenti preziosi per comprendere meglio chi si avrà davanti a tavola.L'obiettivo è semplice ma ambizioso: fare in modo che ogni ospite possa sentirsi a casa. Non attraverso la ripetizione di formule già viste, ma grazie alla capacità di ascoltare e interpretare un territorio, trasformandolo in esperienza gastronomica.Tra tutte le riflessioni emerse durante questa conversazione, una colpisce in modo particolare. Fabrizio vorrebbe trovare persone disposte a provare tutto, senza pregiudizi e senza aspettative rigide. Persone guidate soltanto dalla curiosità e dalla voglia di comprendere ciò che si trova nel piatto.Forse è proprio questa la lezione più importante. La cucina non è soltanto tecnica, creatività o ricerca. È soprattutto incontro.

È disponibilità ad ascoltare, a osservare e a lasciarsi sorprendere.“A tavola con lo chef” nasce per raccontare tutto questo: quattro domande semplici che permettono di andare oltre il piatto e di arrivare alla persona. Perché ogni cucina è fatta di mani, idee, emozioni e gesti quotidiani che meritano di essere conosciuti prima ancora di essere assaggiati.


La rubrica continua con la puntata successiva che non devi perdere.

✍️ unpuglieseinterrapontina – critico enogastronomico

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