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IL PRIMO GESTO | Il piatto che apre il 2026 | Undicesima puntata | Chef Antonio Patella – Firenze

  • Immagine del redattore: Roberto De Pascale
    Roberto De Pascale
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Questo piatto nasce in un momento di fermo, più personale che creativo. Un tempo di verifica, di ascolto, di ridefinizione. Non un arresto, ma una soglia. Un passaggio necessario per interrogarsi sul senso del fare cucina oggi, su ciò che davvero si desidera raccontare attraverso un gesto, una materia, una scelta.

Non si tratta semplicemente di cucinare meglio, ma di cucinare in modo più coerente con la propria identità. Non eseguire, ma prendere posizione. Trovare un linguaggio che non sia imitazione, ma espressione autentica di un percorso.

Il piatto

Il piatto — Branzino, pecorino e vongole — nasce esattamente da questo spazio di riflessione. Non rappresenta un punto di arrivo, ma una ripartenza consapevole. Un gesto che apre a un modo nuovo di vivere la cucina: più lento, più umano, più allineato al tempo reale della ricerca e della vita.

Il primo gesto è l’impasto.

Una pasta fresca all’uovo costruita in modo non convenzionale, in cui pesce e latticino trovano una sintonia inattesa. Una combinazione che, culturalmente, potrebbe apparire dissonante, ma che in questo caso genera equilibrio e profondità. Da questo gesto iniziale prende forma tutto il piatto: il ritmo, la misura, la direzione.

Il ripieno è di branzino finemente lavorato e panna, pensato per restituire rotondità e delicatezza. La salsa è un pecorino romano DOP, calibrato, capace di dare tensione senza appesantire. La maionese alle vongole nasce da un’emulsione stabile tra l’acqua di cottura delle vongole, opportunamente ristretta, e olio di semi di vinacciolo. Un elemento tecnico che diventa linguaggio. Completano il piatto le vongole e i germogli di pisello, che portano verticalità, freschezza e respiro.

Piatto Branzino, pecorino e vongole di Chef Antonio Patella: pasta fresca ripiena di branzino con salsa al pecorino, maionese di vongole e germogli di pisello.

La realizzazione

Tecnica e memoria non sono mai in opposizione.

La tecnica è uno strumento che permette di superare limiti, di affinare il gesto, di rendere leggibile un’idea. Ma senza memoria la tecnica resta vuota; senza studio la memoria diventa nostalgia. La cucina, oggi, vive esattamente in questo equilibrio.

Il percorso di Antonio Patella attraversa contesti strutturati e formativi che hanno costruito metodo, disciplina e rigore. Allo stesso tempo, quelle esperienze hanno chiarito cosa non desiderava diventare. Il riconoscimento, da solo, non è mai stato una direzione sufficiente. La vera ricerca è sempre stata quella di una coerenza profonda tra lavoro, pensiero e vita.

Per molto tempo il futuro sembrava naturalmente collocarsi dentro un ristorante tradizionale. Poi è emersa una consapevolezza diversa: quel modello, per il tipo di cucina che desiderava costruire, avrebbe sottratto la risorsa più preziosa — il tempo. Tempo per cercare i prodotti, per conoscere i produttori, per fermarsi. Tempo per la vita personale, per l’ascolto, per la maturazione delle idee.

Filosofia del piatto


DIMORA PATELLA – FIRENZE

Dimora Patella Firenze nasce come spazio di ospitalità pensato intorno alla cucina e al tempo. Non è una struttura ricettiva tradizionale, ma un luogo in cui l’esperienza gastronomica si estende oltre il piatto e diventa parte di un racconto più ampio.

Qui l’idea di accoglienza è intima e misurata: pochi ospiti, attenzione al dettaglio, dialogo. La giornata non è scandita da servizi standardizzati, ma da momenti costruiti intorno alle persone che la abitano. La cucina può diventare un momento centrale, condiviso, vissuto con calma, senza la distanza tipica del ristorante.

In Dimora Patella Firenze il confine tra chi cucina e chi viene accolto si assottiglia. Il cibo non è mai un atto isolato, ma si inserisce in un contesto fatto di ascolto, relazione e presenza. Ogni esperienza nasce dal confronto con l’ospite e si adatta ai suoi tempi, al suo modo di vivere il cibo.

In questo progetto, il concetto di luxury non è inteso come ostentazione o status, ma come qualità dell’esperienza. È un lusso fatto di tempo, di cura, di ricercatezza silenziosa. Così come in cucina il valore non risiede necessariamente in un ingrediente costoso, ma nella conoscenza e nella capacità di elevare anche ciò che è semplice, allo stesso modo l’ospitalità diventa luxury quando riesce a far sentire l’ospite a casa, senza rinunciare alla profondità e alla visione.

Dimora Patella Firenze rappresenta oggi il tentativo di dare forma concreta a questa idea: un’ospitalità contemporanea che mette al centro il gesto, il comfort, l’attenzione, più che l’apparenza. Un luogo in cui fermarsi non significa semplicemente dormire o mangiare, ma vivere un’esperienza coerente, lenta e consapevole, in continuità con la cucina che la accompagna.


Da qui nasce la scelta di lavorare come private chef e di costruire a Firenze un progetto di ospitalità che non è un ristorante classico, ma un luogo in cui cucina e accoglienza diventano parte dello stesso racconto. Un’idea di esperienza più completa, più lenta, più umana.

Ritratto di Chef Antonio Patella, protagonista dell’undicesima puntata de Il primo gesto 2026, Firenze.

Il 2026

Il 2026 non viene percepito come un traguardo, ma come una direzione.

Non esiste la necessità di arrivare, ma il desiderio di continuare a costruire in modo coerente, mantenendo equilibrio tra lavoro, cucina e vita. Questo piatto rappresenta esattamente questo: un inizio che non chiude nulla, ma apre. Un gesto che non cerca l’effetto, ma una traiettoria.

Il primo gesto nasce da una domanda semplice e profonda:

Perché come primo gesto del 2026

Quale piatto potrebbe aprire simbolicamente il 2026 sulle nostre tavole?

Una domanda che non chiede una risposta immediata, ma un percorso.

Il primo gesto

Il primo gesto è un percorso editoriale, non una somma di episodi isolati.Ogni puntata dialoga con la precedente e apre la successiva.Per comprendere appieno il senso di questo piatto e il dialogo che instaura con il futuro, è fondamentale tornare alla Seconda Puntata, dove il racconto prende forma attraverso il gesto di Damiano Corsi.

👉 Continua a leggere Il primo gesto – Il piatto che apre il 2026 | Decima puntata | Chef Francesco Bordone – Ricci Osteria, Milanohttps://www.unpuglieseinterrapontina.com/post/il-primo-gesto-il-piatto-che-apre-il-2026-decima-puntata-chef-francesco-bordone-ricci-osteri



✍️ unpuglieseinterrapontina – critico enogastronomico

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